domenica 16 luglio 2017

Ali

Pietro Cavallini: "Giudizio universale" (part.)
Penso sia capitato a tanti di averle desiderate, almeno una volta nel corso della vita, o forse anche più.
Parlo delle ali, sì: un bel paio d'ali per librarsi in volo, staccarsi da terra e prendere quota come fossimo aquiloni rapiti dal vento che garriscono nell'aria e da essa si lasciano portare in alto.

Il volo, del resto, dal mito di Icaro agli studi e agli esperimenti di Leonardo, è uno dei primi sogni coltivati dall'uomo. E se oggi è riuscito ormai a realizzarlo, tuttavia non ha smesso nel profondo del cuore di covarne il desiderio come un impulso mai pienamente appagato.

Sarà forse anche per questo che più volte è stato affascinato dalle figure angeliche e che - tra le immagini più ricche d'incanto che la storia dell'arte ci offre - ricorrono spesso le ali degli angeli alle quali i vari artisti, di tempo in tempo, hanno conferito tratti di raffinata bellezza.
Marc Chagall: "I tre angeli di Abramo"
Da quelle coloratissime e ricche di splendide sfumature dipinte da Pietro Cavallini - di sorprendente modernità se si pensa che siamo verso la fine del 1200 - a quelle di Chagall, rese ancor più evidenti dal contrasto tra il bianco e il fondo rosso del quadro e dal fatto che sono ritratte in primo piano.
Dalle ali dell'arcangelo di Simone Martini che, col loro piumaggio quasi dorato, danno all'immagine una grande preziosità mentre l'elegantissima ondulazione del panneggio sembra seguirne il movimento, fino ai tratti semplicissimi e straordinariamente efficaci del disegno di Paul Klee. 
Paul Klee: "Angelo smemorato"
Nel suo "Angelo smemorato", sono infatti proprio le ali a volgersi verso l'alto, in netto contrasto con gli occhi bassi, le mani intrecciate e l'atteggiamento raccolto ma un po' titubante dell'angelo stesso.

Tuttavia non intendo addentrarmi qui in un'analisi dettagliata dei vari dipinti, quanto sottolineare il fascino che esse hanno sempre suscitato nell'uomo, quasi a ricordo di un antico passato che ancora porta nel cuore.
Del resto, le ali non sono necessarie solo a chi voglia spiccare materialmente il volo, ma un po' a tutti coloro che, di tanto in tanto, sentono la necessità di recuperare una distanza, una visione d'insieme, un punto di vista, una prospettiva o una luce diversa da proiettare sul quotidiano.
Allora può essere riposante dare ali, se non al corpo, almeno allo spirito contemplando la bellezza dovunque essa sia, magari attraverso l'ascolto di un brano di musica. Ali metaforiche, diciamo, ma non meno efficaci delle altre.

Così oggi, ad offrircele, è Edward Grieg (1843 - 1907) - autore nuovo per questo blog - del quale ho scelto l' "Adagio" del "Concerto in la minore op.16 per pianoforte e orchestra", una delle creazioni più famose del compositore norvegese dopo il celeberrimo "Peer Gynt".
Simone Martini: "Annunciazione" (part.)
Dove ci conduce questo brano? 
Non in cieli altissimi o in atmosfere rarefatte, non al di sopra di una cortina di nuvole come gli aerei che volano ad altezze vertiginose, ma ad un livello dal quale è ancora possibile contemplare il panorama cogliendone dall'alto ombre e luci, asperità e dolcezze, in quella visione d'insieme di cui parlavo prima. 
Ma non solo: Grieg sa guidarci ad esplorare anche il nostro paesaggio interiore, con una forza e una delicatezza che possono ricordare talora Schumann, altrove Chopin.

Dopo una lunga introduzione non priva di qualche passaggio soffuso di malinconia, ma concluso in dolcezza e solennità, è il pianoforte a dare - per così dire - il primo colpo d'ala e iniziare a librarsi, sotto le dita di uno straordinario Arthur Rubinstein qui ottantottenne. 
Luminosissime le prime note scandite lentamente, ma subito dopo una cascata di arpeggi può far pensare a un volo che prende quota ad ali spiegate, finchè il panorama non si apre in tutta la sua magnificenza.
Allora, sotto di noi possono configurarsi case e campi, fiumi e colline, in una geografia inusitata che ci restituisce il senso dell'unità nella varietà.  
Allora, dall'alto, tutto può acquistare una dimensione differente e un rinnovato incanto: deserti o montagne innevate, metropoli o piccole luci nella notte.
Ma le note - come spesso accade - ci regalano insieme anche i tratti di una nuova geografia interiore che ci allarga lo sguardo e il respiro, mentre si fa strada in noi una visuale più ampia e serena, come volassimo liberi sul mare aperto, portati proprio dalle ali della musica.

Buon ascolto!

7 commenti:

EriKa Napoletano ha detto...

Un forte abbraccio, cara Annamaria, e serena estate!

egle eglissima ha detto...

Il mio amato Grieg si sposa con le ali che così efficacemente descrivi attraverso i miti e i dipinti. Mi sento più vicina ad artisti come Chagall e Klee. Le ali per volare le abbiamo. Un bel volo in aereo per un giro del mondo. Perché no? Chissà perché mi torna alla mente "Vol de Nuit" di St.Exupery...
E allora voliamo, cara Annamaria, con l'aereo o con la fantasia.
Pronti?
Buon volo!
Bacio.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie di essere passata di qui, cara EriKa! Abracci e buona estate anche a te!!!

Annamaria ha detto...

A me queste immagini piacciono tutte, cara Egle, ma il legame particolare che sento è con l'angelo di Klee: pochi tratti semplicissimi, quasi infantili, e un'incredibile espressività.
Grazie e buon volo anche a te!!!

Anonimo ha detto...

Cara Annamaria, oltre al bellissimo brano di Grieg e alle tue riflessioni mi colpisce lo sguardo colmo di stupore del maestro Rubinstein mentre sta suonando che mi rimanda ad una riflessione del prof.Sequeri di cui faccio, sperando di riuscire, una brevissima sintesi.
"L'Angelo creatura spirituale corrisponde anche alla disposizione umana di non lasciarsi determinare dalle 'cose' che accadono o dalle esperienze vissute nell'orientare liberamente la propria coscienza a saper coltivare una sensibilità per la relazione intima e non utilitaristica degli affetti. E per riconoscerlo bisognerà stare - minimamente almeno - <>"
Questo trasmettono gli occhi del maestro sicuramente frutto di un suo cammino interiore.
Un caro saluto con affetto Rosi

Anonimo ha detto...

E' stata saltata questa frase ... << disposti alla sorpresa >>

Annamaria ha detto...

Carissima Rosi, grazie intanto di essere qui!
Anch'io sono stata colpita dagli occhi di Arthur Rubinstein, che trasmettono in modo più che espressivo il suo modo di vivere la musica e di seguire la parte introduttiva del concerto. Nei suoi occhi leggiamo anche il suo cuore e il suo modo di lasciarsi davvero sorprendere dalla musica.
Grazie della bella citazione che hai riportato, che arricchisce il nostro modo di vedere l'interpretazione di questo grandissimo pianista.
Un abbraccio grande!!!