lunedì 7 agosto 2017

"Il bacio"

"Mettete via le guide e osservate tutto più a lungo. L'arte è amore, non un tour guidato." 

Mi piace quest'esortazione fatta dal critico d'arte Jonathan Jones sul quotidiano britannico "The Guardian" a proposito della valorizzazione del turismo lento, e riportata dal "Corriere della Sera" del 4 agosto scorso.

G. Reina: "Una triste novella"
Senza nulla togliere alla grande utilità delle conoscenze storico-artistiche che le guide - siano esse persone o libri - ci possono offrire per la comprensione di un'opera, mi pare tuttavia che l'affermazione sottolinei la primaria importanza della nostra nostra sensibilità e del nostro metterci in gioco reagendo davanti ad essa.

Se l'arte infatti è espressione di un'anima, dei suoi nodi e dei suoi sentimenti, se è descrizione, grido, sogno, stupore che si origina da un desiderio di comunicare il proprio particolare sguardo sul mondo, essa si realizza pienamente nell'incontro con chi ne fruisce. 
Oserei dire che essa è incontro, come ogni forma di cultura che non sia pura erudizione, ma sappia cambiarci interiormente, anche in modo impercettibile.

Davanti a un'opera d'arte possiamo restare sorpresi e ammirati, sconvolti o perplessi, talora anche indifferenti ma, quando ci raggiunge e ci parla, essa non solo ci consente di scoprire qualche aspetto dell'anima dell'autore, ma anche molto di noi stessi.
Forse il segreto della nostra capacità di reazione sta proprio nella necessità di osservare "più a lungo", come la frase di Jonathan Jones suggerisce. 
"L'arte è amore" - afferma il critico - ma, come l'amore, non sempre è colpo di fulmine. 
Talora va scoperta nei suoi risvolti nascosti e inaspettati, nelle risonanze che può lasciare in noi e che spesso vivono di vita propria, a volte scomparendo come fiumi sotterranei e poi riaffiorando a sorpresa.
Un incontro vivo quindi, che si prolunga nel tempo in un dialogo tra la sensibilità delle varie epoche e le diverse creazioni artistiche che si arricchiscono così di valori aggiunti e dimensioni nuove.

Per questo, oggi vi invito ad osservare un affascinante dipinto del pittore comasco Giuseppe Reina (1829 - 1905), intitolato "Una triste novella" e attualmente conservato in una collezione privata.
L'autore si colloca nel gruppo di quegli artisti attivi nel secondo Ottocento - tra i quali Vincenzo Vela e i fratelli Induno - che descrivono l'esperienza delle guerre risorgimentali attraverso temi domestici, intrisi di risvolti patetici e di romanticismo. 
F. Hayez: "Il bacio"
Anche quest'opera - datata 1862 - si situa in tale contesto: ambiente semplice, dimesso, tuttavia non privo di uno scorcio di natura morta in cui la presenza del libro verde e del drappo rosso accanto al davanzale chiaro può ricordare patriotticamente il tricolore, mentre il titolo fa pensare a una fanciulla - o forse una moglie - che abbia perso in guerra l'uomo che ama.
  
Ma al di là di queste notazioni, è su altri aspetti che mi vorrei soffermare.
Se si osserva la rappresentazione nei particolari, si riconosce facilmente che sul foglio che la donna ha in mano è riprodotto il famoso dipinto di Francesco Hayez "Il bacio"
G. Induno: "Triste presentimento" (particolare)
Si tratta di un'interessante citazione pittorica, probabilmente omaggio di Giuseppe Reina al maestro di cui era stato allievo frequentando a Milano l'Accademia di Brera.
Non è la prima volta - tra l'altro - che ricorrono citazioni simili: si potrebbe ricordare anche "Triste presentimento" di Gerolamo Induno. Ma mentre qui il dipinto di Hayez - come vedete a lato - è semplicemente appeso alla parete, nel quadro di Reina diventa in qualche modo protagonista insieme alla giovane donna.

E' il suo sguardo infatti - che pure cogliamo solo in parte - a stabilire una comunicazione con l'opera di Hayez: un'attenzione profonda e nostalgica, malinconica e sognante, come se vi trasfondesse la piena dei propri sogni e sentimenti, o solo davanti ad essa riuscisse a effonderli in una sorta di magica empatia.
Un'effusione discretissima e tutta interiore, nella calma di una stanza in leggera penombra, immersa in un silenzio che avvertiamo attraverso le tinte smorzate delle pareti e della finestra, la semplicità degli oggetti e il chiaro dell'ampia gonna della donna sotto il bustino nero. 
Luci e ombre soffuse e pacate come il dialogo che intreccia con i due innamorati de "Il bacio". Possiamo intuire in lei un coinvolgimento fatto di muta sofferenza, commozione, rimpianto, ricordo, nostalgia che il dipinto di Hayez con la sua intensa passione va a nutrire, e dal quale la giovane donna si lascia raggiungere in una misteriosa corrispondenza d'amore.

Così, mi piace associare a quest' immagine un brano di Giovanni Allevi intitolato proprio "Il bacio"
Tratta dal cd "Joy" uscito nel 2006, è una composizione che, come parecchie altre del musicista ascolano - e ricordo solo a mo' di esempio "Room 108"  "La notte prima" - si dipana tra delicatezza e passione. Una passione tuttavia che, rispetto ad altri pezzi in cui esplode più intensa e prorompente, qui si snoda su toni lievi e pacati, mai disgiunti - anche nei passaggi più forti - da una grande dolcezza.
Un andantino rubato giocato tra gli estremi dei pianissimo e fortissimo, ma sempre percorso da un'atmosfera d'intimità che lo splendore dell'esecuzione sottolinea in ogni sua sfumatura, facendo risaltare la luminosità del pianoforte soprattutto quando il tema viene ripreso su di un'ottava più alta.
Un composizione dalla semplicità solo apparente alla quale i frequenti cambi di tonalità, le alterazioni e alcune sapienti dissonanze conferiscono profondità e delicatezza insieme a un fascino da scoprire pian piano. 
Un brano lieve come una carezza dal quale lasciarsi prendere e ammaliare.

Buon ascolto!

6 commenti:

amicusplato ha detto...

Finissimo il commento, cara Annamaria, ai quadri che ruotano intorno a "Il bacio" di Hayez. Quasi un gioco di specchi, certamente un omaggio al grande artista, ma che riescono a creare un'atmosfera trasognata di sentimenti amorosi, da te perfettamente descritta.
Mi è piaciuto il tuo riferimento a Girolamo Induno e a Vincenzo Vela, anche da me molto amati; non conoscevo invece Giuseppe Reina (molto bello il dipinto).
Il tuo amore per la musica di Allevi non è invece sconosciuto... ;-)

egle eglissima ha detto...

"Il Bacio" di Allevi è il magico epilogo e accompagnamento della tua bella pagina. Che l'arte sia amore l'ho appena scritto sul questionario di un'amica per la sua tesi di laurea. Giovanni Allevi parla del bacio di Klimt come di una folgorazione, che poi lo ha ispirato per la sua bella composizione dolce e appassionata a tratti. Impossibile non conoscere "Il Bacio" di Hayez. Personalmente sono più attratta dalle sculture di Rodin. Ogni volta che vado a Parigi riesco a perdermi incantata in quel piccolo ed emozionante museo in cui il vero protagonista è il bacio.
Grazie Annamaria cara.
Un bacio.
egle

Annamaria ha detto...

Ti confesso, carissimo Antonio, che anch'io ho scoperto da poco Giuseppe Reina, proprio navigando sul web, e mi sono subito innamorata di quel dipinto sia per l'atmosfera complessiva che per quel bellissimo riferimento al quadro di Hayez.
Come hai detto giustamente, è tutto "un gioco di specchi" e di rimandi.
Quanto al brano, conosci da tempo i miei gusti musicali!
Grazie di cuore del tuo commento e un grande abbraccio!!!

Annamaria ha detto...

Cara Egle, come vedi ho cambiato idea. Giorni fa ti avevo detto che avevo intenzione di fare un post sul dipinto di Munch "Il bacio vicino alla finestra", ma quando ho iniziato a scrivere, ho visto che la cosa non ingranava. Poi, ho scoperto il dipinto di Reina e mi ha subito preso al punto che ho pensato di costruirci un post. E mi è parso che anche la frase del critico inglese del The Guardian me ne offrisse proprio lo spunto.
La musica di Allevi ha completato il tutto.
Grazie del tuo commento...e un bacio!!!

Nella Crosiglia ha detto...

Vedo con piacere che la tua passione per Allevi non sminuisce anzi..
ahahaha
Devo dire che questa sonata mi piace molto, racchiude molte sfumature intimistiche dell'amore, dalla tenerezza, al desiderio, all'amore casto , a quello piu' carnale ,ma sempre delicato e intenso.
I dipinti sono magnifici, la malinconia riaffiora ma anche il desiderio di reincontrarsi
Brava la mia Prof..bacio da stritolo come sempre

Annamaria ha detto...

Carissima NELLA, sai bene che - musica a parte - ad Allevi devo la gioia di averti conosciuto! Se qualche anno fa non avessi trovato sul web la tua bellissima recensione della "prima" del suo concerto per violino, forse non sarei mai riuscita a scovare nè te, nè il tuo splendido blog.
Grazie di tutto mia cara e il solito abbraccione!!!